
Forse avete già visto 8 e 1/2. Forse vi sarà già capitato di assistere alla straordinaria scena in cui Mastroianni, frusta in mano, si impegna a tenere a bada tutte quante le donne della sua vita, e forse, avrete assistito al macabro girotondo finale dei non vivi, accompagnato dalla vivace litania di nino rota. Chissà, di certo non avrete mai visto il colore corvino dei capelli della Saraghina, il bianco candore delle vesti delle donne e degli uomini che popolano "il parco dell'acqua", il rosso e il nero del pesante trucco di Sandra Milo, l'oscurità profonda della notte in cui Guido fugge via per incontrare, infine, la personificazione della sua musa ispiratrice (un'eterea Claudia Cardinale). Oggi sono sbucate fuori un centinaio di foto (che si credevano perdute) scattate sui set del capolavoro felliniano e, udite, udite, sono a colori. Per ammirarle dovrete solo recarvi al museo Fellini di Rimini o alla mostra a lui (e ai suoi disegni/deliri notturni) dedicata, nell'ambito del Festival del Cinema di Roma. Le foto sono belle, bellissime, una delizia per gli occhi, un'occasione in più per cogliere la vitalità di un autore per il quale i simboli e i sottintesi, spesso contavano più dei dialoghi. Eppure, guardandole, non posso fare a meno di pensare che 8 e 1/2 (il titolo rispecchia la condizione di Fellini al momento in cui stava girando: aveva fino ad allora fatto proprio 8 film più un episodio dei tre ispirati ai racconti di Poe in "Tre passi nel delirio") non sarebbe mai stato 8 e 1/2 se fosse stato fatto a colori. E' un discorso che vale per molte pellicole (mi vengono in mente Frankenstein Junior, o il più recente, Good Night and Good Luck), ma che in questo caso ha un significato ulteriore. Fellini aveva attraversato una crisi di ispirazione e aveva pensato bene di fare un film sull'unico argomento al quale in quel momento riusciva a dedicarsi: la sua stessa crisi, appunto. Fare un film su di sè, su quello che era stato fino ad allora e ancora prima, sui suoi sogni di ragazzo, sui suoi ricordi e sulle persone care che avevano popolato la sua esistenza. Un film sul passato che avrebbe dovuto proiettarlo nel futuro. Per questo il bianco-e-nero era necessario. Perchè quello a cui rimandava era preistoria oppure attualità nebulosa. Dunque andate alla mostra e, se non lo avete ancora fatto, guardate il film. E apprezzate i suoi due unici colori, perchè, come pensava Chaplin, "l'interazione tra luce e ombra è parte integrante dell'estetica cinematografica".
